DAL FUMETTO CARTACEO A QUELLO DIGITALE: L’ABC

Inizia qui la mia serie di articoli legati al mondo del fumetto. Il tema su cui mi concentrerò riguarda il passaggio dall’editoria tradizionale, incentrata sulla pubblicazione cartacea, a quella digitale. In Italia questo è un argomento ancora poco trattato, ma molto dibattuto dagli addetti al settore. Questo interesse è dovuto alla percezione del cambiamento del mercato, nel quale varie realtà hanno iniziato a sperimentare le possibilità offerte al medium. Cosa cambia nella narrazione? Quali i suoi tempi? Come si scrive e con quali problemi ci si confronta nello sceneggiare un fumetto digitale? Quali differenze si affrontano nel passaggio dal cartaceo al digitale, per ciò che concerne la parte grafica del lavoro?

Partiamo dal fumetto cartaceo. Tutti sanno come è fatto un fumetto, persino chi non ne legge. Cerchiamo di decodificarne insieme le caratteristiche principali, a prescindere dal mercato (italiano, francese, americano, giapponese, ecc.) di appartenenza. Come si affronta la scrittura di una sceneggiatura per una storia trasposta su carta? In un fumetto di questo tipo abbiamo alcune limitazioni, prima tra tutte lo spazio, inteso come scansione temporale. Un autore, all’atto di scrivere una sceneggiatura, deve tenere conto dei vincoli, di varia natura che la pagina gli impone. Prima di tutto non troveremo mai una pagina di fumetto contenente venti vignette, perché, semplicemente, non entrerebbero nello spazio a disposizione e, anche se riuscisse a contenerle, ne risulterebbe un ingombro eccessivo che renderebbe di difficile fruibilità il prodotto. Ne deriva la necessità di compiere alcune scelte narrative. La prima è la più ovvia: ho un numero ben preciso di pagine per narrare la mia storia. Non potrò sforare quel numero, né renderla più breve. In secondo luogo, sarà necessario calcolare gli ingombri del lettering, la grandezza dei balloon per intenderci: essendo il fumetto un linguaggio costituito da più codici, dovrò inserire un numero di parole in ogni vignetta che non risultino eccessive e non “soffochino” le immagini. Inoltre, dovrò individuare e selezionare i ritmi del racconto, ciò significa che, da un lato, se voglio che il lettore trovi avvincente quello che sto scrivendo, sarà necessario alternare momenti di tensione drammatica e di azione, a situazioni di maggiore relax, così da rendere la lettura scorrevole, ma mai noiosa; dall’altro lato, ciò mi costringe a selezionare le azioni che andranno descritte in ogni singola vignetta perché, per una peculiarità intrinseca al medium fumetto, non posso descrivere ogni singola azione che compone la mia storia.


"L'Incal": esempio di griglia francese (click sull'immagine, per ingrandire)


"Batman: La tredicesima ora": esempio di griglia americana (click sull'immagine, per ingrandire)


"Dylan Dog: Memorie dall'invisibile": esempio di griglia "bonelliana" (click sull'immagine, per ingrandire)

Lo sceneggiatore usa due piani diversi nella narrazione: parte del suo lavoro consiste nel descrivere le azioni presenti in ogni vignetta, cosicché il disegnatore sappia cosa rappresentare; l’altra parte, nel raccontare, tramite la scrittura, una storia che non sempre si allinea in ogni momento con la parte artistica del medium. Cosa rappresentare dunque? Quali azioni inserire e quali no? Bisogna effettuare una scelta basata sull’assunto che la data azione da descrivere è funzionale e imprescindibile alla comprensione della nostra storia, tutto il resto può essere omesso. Questo non significa solo inserire fatti fondamentali, ma anche evitare, per fare un esempio, che un personaggio posizionato nella precedente vignetta in un determinato ambiente, nella successiva, sia altrove, senza aver spiegato cosa sia successo nel mentre.

Un’altra caratteristica con cui fare i conti è legata alla staticità del medium cartaceo. Il senso di lettura imposto va sempre da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso. Inoltre, le vignette non sono fruibili singolarmente, ma inserite in un contesto più amplio. Ciò determina la necessità di “pensare” gli spazi e adattare la storia in modo tale da non dover sacrificare la suspance, ma anzi, da potenziarne la carica emotiva. Se, ad esempio, voglio inserire un colpo di scena, farò in modo che si presenti al lettore voltando la pagina che ha appena finito di leggere, per evitare che la vista periferica registri gli avvenimenti prima che il fruitore abbia il tempo di raggiungerli.

Questi gli elementi fondamentali del fumetto cartaceo. La prossima volta parleremo delle varie vesti del fumetto digitale e delle differenze con quello cartaceo.

>>DAL FUMETTO CARTACEO A QUELLO DIGITALE: APPROCCIO AL MEDIUM

Valentina Marucci