Scrittura sotto l'albero...

…Anche a Natale e a maggior ragione, l’ispirazione arriva!

Quarto post del "corso" di scrittura creativa e narrazione di Marco Cerri:

L’atmosfera che ci circonda in questo periodo dell’anno è a dir poco affascinante: luminarie, festoni, alberi decorati, pacchi, la neve che forse da voi è già arrivata… Il Natale è ormai alle porte e, fra una fetta di panettone e un bicchiere di spumante, siamo sempre qui a parlare di scrittura creativa... e a maggior ragione, come già annunciato nel sottotitolo del presente articolo; perché l’atmosfera ci può suggerire nuove storie da raccontare o perché no, da regalare! Ma prima di fare festa è bene proseguire con il nostro “iter” di apprendimento, che giunge questo mese al nostro quarto appuntamento.

La volta scorsa (<<Vai alla lezione precedente del corso di Marco Cerri), abbiamo affrontato alcuni aspetti della costruzione del “corpo” della nostra storia... questo mese continueremo a parlare di corpo e introdurremo un aspetto fondamentale della sceneggiatura, ovvero il cosiddetto "ritmo narrativo" che non è altro che il tempo che passa all’interno del nostro narrato. Mi spiego meglio: partiamo da qualche esempio per capire di cosa stiamo parlando. Se guardiamo le lucine intermittenti dell’albero di Natale, notiamo che con intermittenza si alterna l’accensione e lo spegnimento delle une o delle altre: questo è "ritmo"! E ancora, l’alternarsi delle stagioni che passano e cambiano ma poi ritornano, è "ritmo". Mentre invece un elettroencefalogramma piatto non ha ritmo appunto perché è piatto. E allora in una storia come facciamo a capire se abbiamo messo abbastanza ritmo narrativo? Possiamo capirlo a seconda della trama, se come dicevamo nelle lezioni precedenti abbiamo una storia che va da A a B nella quale non succede nulla o succedono sempre le stesse cose che si ripetono, non andiamo da nessuna parte! Se quella di Romeo e Giulietta fosse la storia di due ragazzi che si amano e basta, la "storia" non avrebbe un senso... visto però che Romeo ama Giulietta, Giulietta ama Romeo ma il padre di lei non vuole che questi si sposino, i due giovani decidono di scappare insieme per amore. Capite bene che così la storia inizia a farsi più interessante, ci sono tutta una serie di avvenimenti che rendono la vicenda più articolata e non lasciano che la narrazione degli eventi vada da A a B in maniera lineare. Vien da sé, dall'esempio dato, che se vogliamo che il nostro potenziale pubblico si affezioni alla nostra storia dobbiamo far sì che nella vicenda che vogliamo raccontare vi sia ritmo; ed a generare il ritmo, sono i cambiamenti di direzione di cui abbiamo parlato lo scorso mese: introducendo nuove informazioni sugli avvenimenti o complicando la vita al protagonista per far sì che questo trovi una soluzione ai problemi che deve affrontare.

Narrare è un po’ come andare in bicicletta: le premesse della storia forniscono l’energia della prima pedalata ma poi bisogna proseguire se non vogliamo fermarci, ovvero dobbiamo inserire elementi in più che complichino l’avvicendarsi dei fatti. Può sembrare un po’ difficoltoso agli inizi ma una volta imparato si potrà andare a mille!

Possiamo citare un altro metodo: quello di inserire scene d’azione, scene umoristiche e di spiegazione, per dare ancora più ritmo al narrato. Nell’incipit il nostro eroe riceve le istruzioni per recuperare l’oggetto della storia quindi nel corpo, una volta avviato con scene d’azione, possiamo sdrammatizzare con qualcosa di comico che gli succede, quindi spiegare perché è successo: non è che entri in gioco la comicità ma questo serve a ritmare la vicenda dando maggiore enfasi e tenendo “attaccato” il lettore alle pagine per far dire “Voglio sapere cosa succede dopo!” (per fare ciò, come già detto e ridetto, bisogna anzitutto padroneggiare le tecniche narrative e poi sapere come catturare la sua attenzione). È proprio quello di cui stiamo per occuparci! Per conservare l’interesse del pubblico acquisito e conquistatoci fin qui, non dobbiamo permettere di perderlo una volta entrati nel vivo del corpo della storia, anche se il livello di narrazione dovesse attenuarsi. Dobbiamo far si che il lettore non si dimentichi quanto catastrofica potrebbe essere la sconfitta dell’eroe ma tantomeno quanto gloriosa potrebbe essere la sua vittoria se riuscisse nel suo intento: il conflitto. Il conflitto non è necessariamente sangue, una ferocissima lotta, ma è tutto ciò che fa sì che il nostro eroe - il protagonista dunque - venga ostacolato nell’adempimento della sua avventura, del percorso che lo porterà alla conquista del suo obiettivo iniziale, oppure del cambiamento dello stesso. Il protagonista resta senza benzina nella macchina: c’è lo sciopero dei benzinai. Lo sciopero è il conflitto interno della storia, è il contrasto. Quindi tutto ciò che crea conflitto che crea problemi al protagonista è narrazione, teniamone conto! L’obiettivo appunto è ciò a cui il nostro eroe - e il lettore con lui - punta, e può far sì che la storia arrivi alla parola "fine"... anzi, non necessariamente... perché come già detto, l’eroe può cambiare il proprio obiettivo, nella storia può esserci una svolta che fa cambiare direzione alla vicenda e questo, affinché il lettore si immedesimi nella storia, deve essere chiaro, condivisibile e desiderabile.

Per far sì che il lettore non si annoi, possiamo utilizzare l’espediente dell’eroe che si scoraggia perché non riesce nell’impresa ma che subito dopo, poi, si ravvede ripensando al suo obiettivo. Quindi dobbiamo pensare che l’obiettivo del protagonista sia raggiungibile anche dal lettore, come ad esempio diventare fumettista, conquistare la più bella ragazza della scuola... 

E veniamo alla tecnica della minaccia, altro espediente di cui tener conto. La minaccia, come l’obiettivo, deve essere condivisibile dal lettore in quanto creerà in lui - se ben pensata e ben costruita - emotività e pathos finché il pericolo non venga scongiurato. Una pioggia di meteoriti o l’arrivo di un forte terremoto o ancora uno tsunami creeranno angoscia al lettore che con il protagonista vivrà la vicenda col fiato sospeso. A conclusione di tutto ciò dobbiamo ricordarci alcuni punti importanti che possano rendere efficaci e funzionali le nostre storie:

-Coinvolgimento ed Interesse, ovvero far sì che il nostro pubblico leggendo la storia sia immerso nei fatti che gli raccontiamo e resti col fiato sospeso fino alla parola "fine";

-Realisticità del narrato, attenzione a non raccontare cose che non possano essere credibili (ad eccezione del fantasy che vedremo più avanti, ma anche per quello ci sono regole ben precise);

-Costruire una storia che vada bene poi male poi benino poi malissimo poi… che abbia una ritmica del narrato e non sia lineare da A a B.

Una volta che tutto ciò sarà presente nella nostra storia, saremo "quasi" sicuri di aver fatto un buon lavoro e di essere stati dei bravi… tanto da sperare che Babbo Natale, anche quest'anno, non ci porti troppo carbone ;-)

Buone feste a voi e ai vostri cari e un 2014 pieno di ispirazione e creatività!

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Marco Cerri