Un anno pieno di storie!

Con tanta creatività, si spera...

Quinto post del "corso" di scrittura creativa e narrazione di Marco Cerri:

Il dado è tratto! Quel che è fatto, è fatto!” Un anno è terminato! Un nuovo anno, però, è incominciato!

No cari amici e colleghi, non siamo né al Gran Casinò né ad una predizione del Veggente di turno… Siamo semplicemente ad aprire il nuovo anno con il nuovo articolo del mio corso di scrittura creativa! Che voi abbiate o non abbiate fatto i compiti per le vacanze (ah già, non li avevo assegnati! ;-) ), riprendiamo tutti assieme le "nostre" lezioni! Gennaio è iniziato - dicevamo - e, prima di partire, mi piace lasciarvi questo piccolo estratto:

"Gennaio: il nome deriva da Ianus, Giano, divinità romana detta “bifronte” perché rappresentata con due teste unite e due volti contrapposti, di cui uno vecchio con la barba (il passato) e uno giovane (il futuro): infatti egli proteggeva gli inizi, i passaggi fisici e spirituali e l’iniziazione. Il suo tempio aveva una porta doppia, chiusa in tempo di pace e aperta in tempo di guerra."

("Il tempo della Magia", Devon Scott).

Ora riprendiamo il filo del discorso da dove l’avevamo lasciato il mese passato. Se non erro si parlava di ritmica della storia ed alcuni espedienti per costruire un buon corpo; oggi parleremo di altri metodi per catturare l’attenzione del nostro potenziale lettore.

Partiamo dalle ultime battute dell’articolo precedente, giusto per rinfrescarci la memoria (<<Vai alla lezione precedente del corso di Marco Cerri):

-Coinvolgimento ed Interesse, ovvero far sì che il nostro pubblico leggendo la storia sia immerso nei fatti che gli raccontiamo e resti col fiato sospeso fino alla parola "fine";

--Realisticità del narrato, attenzione a non raccontare cose che non possano essere credibili (ad eccezione del fantasy che vedremo più avanti, ma anche per quello ci sono regole ben precise);

-Costruire una storia che vada bene poi male poi benino poi malissimo poi… che abbia una ritmica del narrato e non sia lineare da A a B.

Se fino a qui tutto è chiaro, procediamo!

Parliamo della trama: nella trama - come già abbiamo detto fino alla nausea - non dobbiamo essere lineari. Per far ciò dobbiamo innescarvi meccanismi che facciano sì che il lettore non si annoi, che la punta del suo naso rimanga incollata alle pagine della storia fino alla parola "fine": ebbene, qui entrano in scena la tecnica del conflitto, i meccanismi antagonisti, i colpi di scena e altre piccole cose.

I "meccanismi antagonisti" possono essere inseriti in momenti di difficoltà del nostro eroe: siamo nell'attimo in cui questo deve entrare in azione, sulla scena dell’attacco del nemico e… proprio qui, l'eroe si accorge di aver lasciato a casa la pistola laser che usa da sempre; oppure, rimane bloccato nel traffico – parlando di una storia d’amore - mentre è in ritardo all’appuntamento con la sua Lady. Tutte situazioni che creano nel lettore quel pathòs utile a proseguire interessato con la lettura: non cambia l’andamento della storia, che però si "movimenta". L'eroe poi riuscirà a superare tali vicende e il lettore, così, si affezionerà a lui un po’ di più!

E veniamo ai "colpi di scena", che non sono altro che una tecnica superiore a quella appena vista, dato che, sì, possono cambiare o modificare l’andamento della trama. Il colpo di scena introduce dati nuovi, inaspettati, che fanno porre al lettore anche delle domande: “Perché succede questo? E adesso come lo risolverà…?”

I colpi di scena sono solitamente da inserire prima e dopo la svolta centrale (ricordate, vero, lo schemino che vi avevo lasciato qualche lezione fa??). E qui, chi scrive sa da principio che quel colpo di scena ci sarà, sa da subito - nella fattispecie di un racconto giallo - chi è l’assassino, ma se impariamo a mostrare al momento opportuno il meccanismo che innesca l’ansia e l’agitazione nel lettore, allora saremo certi di avere il risultato desiderato.

Se mostriamo da subito che l’assassino è il Maggiordomo e poi lo facciamo scoprire al Detective, non avremo l’effetto di cui sopra: non creeremo tensione poiché il lettore già lo sa e di conseguenza la storia non può funzionare. Quando invece il colpo di scena corrisponde allo svelamento dell’identità di un personaggio (e questo stratagemma è molto usato in romanzi telenovelas e soap-opera), viene questo definito "AGNIZIONE".

E finalmente veniamo alla parte più importante del nostro racconto: il CLIMAX! Che non è una nota marca di condizionatori bensì la parte che determina il centro della narrazione della storia che stiamo scrivendo. Qui l’azione è al massimo, ogni azione può essere determinante. Qui si decide il destino dell’umanità.

Esempio del CLIMAX nel fumetto "Dragon Ball", quando Goku deve salvare una volta per tutte la Terra e l’intero universo chiede a tutti gli esseri viventi di aiutarlo a creare la sfera di energia che sconfiggerà per sempre il terribile Majinbu. Preventivamente, per far ciò, l’autore ha creato un percorso che ha prima portato alla situazione, una progressione verso il culmine. Tutto: inquadrature e dialoghi devono portare a questo momento con progressione e spiegando il perché sarà l’azione decisiva che farà in modo che l’eroe ottenga o meno la gloria!

L’esatto opposto del climax è l’anticlimax (che fantasia…) ovvero il momento più oscuro e buio della nostra storia. L’eroe non potrebbe trovarsi in una situazione peggiore! L’eroe è stato abbandonato da amici e compagni di viaggio, perfino dalla sua amata la quale stà per prendere come marito il perfido Malvagio… Cosa succederà? Come se la caverà questa volta? Sta allo scrittore pensarlo!

Naturalmente sia climax che anticlimax sono espedienti narrativi, stratagemmi facoltativi, che possono venire impiegati o meno all’interno delle nostre storie: sta a noi decidere quanto pathos e quanta enfasi mettervi per far sì che la storia sia movimentata al punto giusto.

Per arrivare alla scena di massima attenzione della storia possiamo impiegare anche le tecniche delle cosiddette “souspense” e “storie a orologeria”, ovvero per creare ancora più tensione nel lettore e farlo arrivare al colpo di scena che tanto ha sospirato per pagine e pagine. E come le azioniamo? Così: facendo capire, dando qualche indizio che qualcosa, solitamente di poco piacevole, deve succedere, a breve o a lungo termine. In conclusione, per sapere se abbiamo inserito abbastanza colpi di scena dobbiamo pensare da matematici, usando le equazioni! Mi spiego meglio: se inseriamo più di una coppia di colpi di scena nella storia dovremo ragionare in questo modo: a colpo di scena negativo farne arrivare uno positivo che riporta in meglio ciò che all’interno sta accadendo. Ma attenzione a non abusare...

Naturalmente, come al solito, se aveste domande o chiarimenti, piuttosto che approfondimenti in merito a quanto affrontato, scrivetemi!

Buona scrittura e al prossimo mese.

 


Visitate il blog di approfondimento www.loscrittorecreativo.blogspot.it, spazio entro il quale Marco Cerri ogni mese, parallelamente al corso pubblicato su IMIM, risponderà ai vostri messaggi trattando di soggetti, idee e storie da correggere o per qualsiasi domanda che esiga una risposta riguardo al lavoro dello scrittore/sceneggiatore che potrete mandargli all'indirizzo marcocerri1@me.com.


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Marco Cerri